nowt8icuv67xk3a0dphg Lettera delle donne occupanti di Roma alla città. Per Desiree, per l’autorganizzazione, contro ogni violenza di genere! | Abitare nella Crisi
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Lettera delle donne occupanti di Roma alla città. Per Desiree, per l’autorganizzazione, contro ogni violenza di genere!

Posted on 2 novembre 2018 by bpm in Iniziative/mobilitAzioni, News e approfondimenti

img_20181027_164406Come donne abitanti delle occupazioni di Roma sentiamo il bisogno di prendere parola dopo l’orribile violenza avvenuta nel quartiere di San Lorenzo su Desirée Mariottini, ancora di più dopo la vile operazione di sciacallaggio del Ministro Salvini che, respinto dalla reazione determinata che si è prodotta nel quartiere, ha comunque minacciato ritorsioni contro le occupazioni abitative con una nuova campagna di sgomberi.

Il ministro dell’Interno, incurante delle dinamiche e dei numeri che sottendono la violenza quotidiana contro le donne, ha approfittato del terribile massacro di una sedicenne per paragonare strumentalmente un luogo abbandonato, e lasciato volontariamente in stato di degrado, alle occupazioni abitative della città. In questo modo, la terribile violenza subita da Desirée diviene il pretesto per rafforzare le misure repressive contenute nel Pacchetto Sicurezza e nella Circolare Salvini, nonché per ribadire la sua linea di sostegno alla proprietà privata, inviolabile e esente da qualunque responsabilità sociale. Un attacco frontale, dunque, a chi ha scelto di reagire alla propria condizione di difficoltà economica organizzandosi in maniera autonoma e collettiva, dentro percorsi di lotta.

Come donne occupanti conosciamo bene la differenza tra posti abbandonati e spazi occupati, di fatto liberati non solo dal predominio della rendita, dove il rifiuto di qualunque forma di violenza, inclusa quella di genere, è parte del nostro sforzo quotidiano di costruire comunità solidale. I percorsi di lotta che abbiamo deciso di intraprendere sono incompatibili con ogni forma di sfruttamento, di autoritarismo, di fascismo, di razzismo e di sessismo.

Molte di noi sono arrivate nelle occupazioni dopo aver subito violenza dai propri partner o in famiglia, spesso nella totale indifferenza dei propri familiari e della società attorno; dopo aver subito uno sfratto o essersi trovate nell’impossibilità di avere una vita indipendente, autonoma e piena; dopo aver avuto un figlio o una figlia ed essersi ritrovate di fronte alla necessità di scegliere tra l’affitto e le esigenze di base della propria famiglia; dopo aver toccato con mano l’impossibilità di pagare un affitto o attendere per decenni una casa popolare a fronte di redditi precari, discontinui e ancora più a rischio per le donne; dopo aver affrontato lunghi viaggi da altri paesi per costruirsi una vita migliore e piena.

In questi spazi liberati, abbiamo trovato il coraggio per riprendere in mano la nostra vita, essere indipendenti, sperimentare la solidarietà nella lotta così come nella vita di ogni giorno, condividere il ‘lavoro di cura’ troppo spesso scaricato solo ed esclusivamente sulle spalle delle donne. Per questo le occupazioni sono luoghi dove ci sentiamo protette, e non nei termini paternalistici e infantilizzanti con cui le istituzioni vorrebbero costringerci a percepirci come fragili e incapaci di scegliere.

Rifiutiamo qualunque tentativo di controllo sui nostri corpi e sulle nostre vite da parte di chi sta provando cancellare decenni di lotte delle donne attraverso provvedimenti come il ddl Pillon, criminalizzando l’aborto, tagliando i fondi per i consultori, per i centri antiviolenza, per l’istruzione, la sanità e il welfare, mentre si trovano i soldi per proposte che ci rimandano dritte al periodo fascista come la concessione di terre alle famiglie disposte a fare il terzo figlio.

Continueremo a difenderci con ogni mezzo necessario dall’atteggiamento violento delle istituzioni, che provano a etichettarci come fragili con proposte tese alla dipendenza invece che all’autodeterminazione, e non consentiremo a nessuno di speculare sulle nostre vite ne sulla memoria delle vittime di una violenza maschile che non passa dalla linea di colore ne dal censo.

La sicurezza di cui abbiamo bisogno sono i diritti, alla casa, al reddito, alla salute, alla cultura. Per questo saremo in piazza il 10 novembre contro il ddl Pillon e il decreto Salvini e il 24 novembre all’interno della mobilitazione di Non Una Di Meno, continuando a combattere quotidianamente contro la violenza delle istituzioni e il patriarcato nelle nostre comunità aperte, includenti e meticce.

Giù le mani dai nostri corpi e dai nostri spazi!

Le donne delle occupazioni di Roma

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